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 Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana.

Sandro Pertini

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2 dicembre 2009

Esperti islamici riuniti al Cairo condannano le mutilazioni genitali femminili

I media egiziani l'hanno definita una "piccola rivoluzione", ma ad attirare l'attenzione della carta stampata e delle tv locali non è stato un colpo di Stato o una protesta dell'opposizione. Si è trattato invece della riunione, svoltasi al Cairo, tra esponenti di alto rango delle istituzioni islamiche egiziane e africane, che hanno condannato senza appello la pratica delle mutilazioni genitali femminili.
 
Una pratica non islamica. All'incontro, organizzato da una Organizzazione non governativa tedesca, hanno partecipato personalità come il ministro per gli Affari Religiosi Hamdi Zaqzouq, l’imam di al-Azhar, Mohammed Sayyed Al Tantawi e il Gran Mufti d'Egitto, Ali Gomaa.  "Il profeta non fece circoncidere le sue figlie", ha ricordato quest’ultimo nel corso del suo intervento, spiegando che "il Corano vieta ai fedeli di commettere violenze fisiche o mentali contro il prossimo" e che pertanto la pratica della mutilazione genitale femminile deve essere considerata "un peccato" per ogni musulmano.
 
Anche l'imam al-Tantawi si è schierato contro questa "tradizione pre-islamica” che, ha detto, "non viene menzionata nel Corano e neanche nella Sunna (raccolta dei detti del Profeta, ndr)", citando le due principali fonti di legge secondo l'Islam. E ha sottolineato che "l'Islam prescrive la circoncisione solo per gli uomini, ma non cita nessun obbligo nei confronti delle donne". Anche sheikh Youssef al-Qardawi, controverso ma popolarissimo telepredicatore islamico era presente alla conferenza, e dopo aver criticato l'organizzazione "straniera" dell'evento, ha sentenziato che "se la mutilazione femminile non è un obbligo religioso, l'ultima parola sulla questione spetta ai medici".
 
Una tradizione che resiste. Presenti all’incontro anche molti specialisti, che hanno smentito categoricamente che le mutilazioni genitali femminili possano costituire una terapia curativa per qualsiasi forma di disturbo.  E’ credenza diffusa infatti, in Egitto e in altri paesi in cui la circoncisione femminile è praticata, che la mutilazione aiuti le ragazze a preservare la verginità e, una volta sposate, ad essere fedeli ai propri mariti. Le ragazze non mutilate, spesso non trovano marito, perché considerate impure e immorali. Dirette conseguenze di questa pratica, spesso esercitata nelle campagne dalle de’ya, (sorta di levatrici, ndr) utilizzando vetri rotti, coperchi di lattine, forbici, rasoi o altri oggetti taglienti, sono infezioni del tratto urinario, che possono arrivare a compromettere l’utero, le tube di Falloppio e le ovaie. Altre conseguenze drammatiche, si verificano nel caso di gravidanza e al momento del parto. Non esiste alcuna imposizione religiosa, alla base di questa pratica, esercitata indifferentemente nelle comunità musulmane e cristiane, e nella sura 95, al verso 4, il Corano recita: “Abbiamo creato l’essere umano nella sua forma perfetta”.
 
Un bilancio doloroso. Nel 1996 il ministero della Sanità egiziano ha emesso un decreto che vietava la pratica, lasciando ai medici "la libertà di esprimersi" e la possibilità di "attuarla se le condizioni lo richiedono". Ad oggi, in Egitto, esistono solo alcuni villaggi, dichiarati "liberi dalle mutilazioni" in seguito alle campagne e al monitoraggio dalle organizzazioni internazionali, ma secondo Amnesty International, circa il 75 percento delle bambine nel Paese continua ad essere mutilata. Le mutilazioni genitali femminili sono praticate su milioni di donne in Africa. A seconda dell’invasività dell’operazione, si distinguono tre tipi di mutilazioni: la clitoridectomia in cui viene tolto tutto, o parte del clitoride; l’escissione che consiste nella asportazione del clitoride e delle piccole labbra; l’infibulazione, la forma estrema, che prevede oltre alla clitoridectomia e all’escissione, anche il raschiamento delle grandi labbra che sono poi fatte aderire e tenute assieme, in modo da ricoprire completamente l’apertura della vagina, a parte un piccolo orifizio che servirà a far defluire l’urina e il sangue mestruale. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 8 mila al giorno le bambine sottoposte alla mutilazione in tutto il mondo, e oltre 150 milioni di donne hanno subito questo trauma, che oltre a portare infezioni talvolta mortali, può determinare gravi conseguenze psicologiche. 
 
Alessia de Luca Tupputi Peace Reporter


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